Emilio Notte - Il Trasferimento A Napoli

Notte vince nel 1929 la cattedra di Decorazione all'Accademia di Napoli, ma continua a risiedere a Roma fino alla fine del 1936. È un periodo difficile. Notte, che è sempre stato socialista, non svolge attività politiche evidenti, ma le sue opere degli anni Trenta si caricano di allusioni ironiche, che intendono minare la retorica di regime e i suoi valori. E poi egli all'Accademia di Napoli acquisisce un grande ascendente sugli allievi e diventa l'unico punto di riferimento in un panorama artistico arretrato. Nelle opere di quegli anni Notte esplora la dimensione psicologica dei personaggi, da quelli celebri come Salvatore Quasimodo, del quale esegue il ritratto (oggi nella Collezione della Banca d'Italia) ai familiari (per esempio La famiglia, Il vestito della sposa, In giardino, esposto alla Biennale di Venezia del ‘28) a quelli ancora una volta umili, popolari, come Soldati che giocano alla morra, presentato alla I Quadriennale di Roma e attualmente nel patrimonio della Casa Madre dei Mutilati e Invalidi di Guerra. E poi si segnala in questo periodo il suo lavoro introspettivo sull'esercizio dell'insegnamento, dunque sul significato della cultura, della storia, delle innovazioni. Sono tributi al valore intrinseco della trasmissione e dell'accrescimento dei saperi, delle esperienze, che costituiscono un atto di resistenza a qualunque disciplina omologante. Infatti, l'applicazione davanti al cavalletto si traduce in scene che fissano i gesti di una liturgia più vasta, più profonda delle intenzioni degli individui che vi partecipano. Per questi motivi nell'Accademia di Belle Arti di Napoli la presenza di Notte è mal tollerata dal corpo docente. Anche perché nell'imperante morellismo di maniera che vi domina la sua didattica diffonde il vento delle avanguardie italiane ed europee. Se pure in polemica col movimento marinettiano, egli non ha mai tagliato del tutto i ponti con l'ambiente futurista, tant'è che nel 1932 firma il “Manifesto futurista per l'architettura di Bologna nuova”. Però a Napoli il corpo docente reagisce con veemenza, relegando il pittore “futurista” in un pesante isolamento, ostilità che fomenterà vari attacchi sulla stampa. Intanto, fin dalle opere presentate alla Biennale di Venezia del 1936 e alla II e III Quadriennale di Roma Notte inizia a confrontarsi con il fascino di Renoir, ma filtrando la lezione del maestro francese in un cromatismo più scarno ed essenziale, dove il piacere di esplorare la materia pittorica è trattenuto, per dare risalto alla severità dei soggetti, come nell'Autoritratto con allievi presentato al Secondo Premio Bergamo del 1942 o come nelle trenta opere esposte nella sua sala personale alla Biennale di Venezia dello stesso anno. Un rigore che mitiga e talvolta spegne la sensualità cromatica delle atmosfere impressioniste e che meglio si adatta ai soggetti nottiani, spesso ironici nei titoli. Ad esempio, Carnevale, che è una scena dolente, benché dedicata alla festività dello scherzo e dell'eccesso. Un rigore che sfiora la solennità, come nel grande affresco antiretorico dedicato al mito di Enea secondo Virgilio, che l'artista esegue nel 1938 a Napoli, nel Salone d'Onore del Palazzo degli Uffici della Triennale delle Terre d'Oltremare e del Lavoro d'Italia. Durante l'occupazione tedesca Notte rischia più volte la vita organizzando rifornimenti di armi e di munizioni per i gruppi partigiani, ma torna sul tema della guerra anche da artista, per esempio nella serie di disegni eseguiti durante i bombardamenti aerei che a Napoli si susseguono dal 1941 al 1944.


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