Emilio Notte - Il Periodo Postbellico

Nell'immediato dopoguerra Notte, che nel frattempo ha ottenuto la cattedra di Pittura e anche la direzione dell'Accademia di Napoli, continua a sopportare l'ostilità dell'ambiente artistico partenopeo, ma qualcosa è cambiato. Intanto perché egli è confortato dall'amicizia di personaggi di spicco, dallo storico dell'arte Raffaello Causa (che tra l'altro, scrive che con Notte “[…] comincia la pittura moderna di Napoli”) al filosofo Cleto Carbonara al matematico Renato Caccioppoli, e dall'archeologo De Franciscis al pittore e politico Maurizio Valenzi, che sarà poi sindaco di Napoli; inoltre nell'Accademia Notte è un maestro riconosciuto, che apre alla sperimentazione più ardita. Un prestigio certo alimentato anche dalla costante partecipazione alle Biennali di Venezia, alle Quadriennali di Roma e a innumerevoli altre manifestazioni di quei decenni; ma una reputazione che gli deriva soprattutto dal rapporto con gli allievi, che sono attratti dalla sua didattica, aperta a ogni novità; tant'è che dalla scuola di Notte usciranno nomi rilevanti del panorama delle neoavanguardie: tra gli altri Carlo Alfano, Guido Biasi, Mario Colucci, Eduardo Palumbo, Lucio Del Pezzo, Mimmo Jodice, Mimmo Rotella. Gli anni Cinquanta segnano per Notte l'inizio del ritorno formale al post-cubismo e al futurismo ma, come scrive Enrico Crispolti, con la netta tendenza “… a recuperare la dimensione della sintesi arcaica, come si evince in tutti i dipinti, dalla Maternità del 1953 alle maschere, agli arlecchini a Gli acrobati stanchi, fino alla Strage di Melissa (1953). Una scelta che si svilupperà ulteriormente negli anni Sessanta in una sintesi ancora maggiore, che lambisce l'astrazione”. Sono spesso opere di grandi dimensioni, in cui l'artista insiste sull'esperienza del dolore individuale e collettivo, sulla noia, sulla rassegnazione, sull'ineluttabilità del destino, come ad esempio nei Saltimbanchi, nei Giocolieri, nei Mendicanti e nel già citato La strage di Melissa, dedicata all'uccisione dei contadini nelle terre occupate in Calabria. L'altro tema dominante, continuamente riproposto in tele impegnative e di grandi dimensioni, riguarda il lavoro in quanto assillo ma anche riscatto per ogni uomo. E sulla centralità del lavoro nella formazione civile degli individui Notte insiste perfino in opere di soggetto religioso, come nella grande pala d'altare che raffigura San Giuseppe operaio, eseguita nel 1953 per la nuova Chiesa di Don Bosco, nel quartiere San Paolo di Roma; ma anche in Pastori sulla spiaggia di Nola, in Contadini e nel grande Corteo del Primo maggio, attualmente ubicato nell'ex federazione napoletana dei Ds: una sfilata di contadini, operai, artigiani, intellettuali, uomini e donne di ogni età, alla testa dei quali il pittore colloca se stesso (ma si riconoscono anche i ritratti di Luciano Lama e del giovane Andrea Geremicca). Nel 1958, dall'unione con l'ex allieva Maria Palliggiano (alla quale recentemente è stato dedicato il film Ossidiana di Silvana Maja, con Renato Carpentieri nel ruolo di Emilio Notte e Teresa Saponangelo nella parte di Maria) nasce il figlio Riccardo.


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