Emilio Notte - Il Periodo Futurista A Firenze

Alla fine del 1914 Notte aderisce al movimento futurista fiorentino, ed è l'inizio di una intensa stagione di scambi intellettuali con Emilio Settimelli, Mario Carli, Mario Rivosecchi, Eva Khun e con Arnaldo Ginna (Arnaldo Ginanni Corradini), che gli sarà amico per tutta la vita e del quale eseguirà nel 1917 un ritratto futurista polimaterico, benché fra i due sussista una divergenza di concezioni estetiche (Notte è contrario all'astrattismo in pittura, tant'è che con Vènna nel 1916 elabora un manifesto futurista anti-astrattista per contestare l'astrattismo di Ginna, di Magnelli e di Pettoruti). Notte, benché futurista, non ama la retorica bellicista, tant'è che dedica al tema della guerra numerosi quadri intrisi di dinamismo plastico, ma dove la figura del soldato appare in tutta la sua umanità sofferente. Tra questi spiccano Sotto le armi del 1915, Ritratto di un commilitone in divisa di artigliere (per un certo periodo erroneamente attribuito a Boccioni), La distribuzione del pane (esposto a Ca' Pesaro nel 1919) e Soldato e sentinella. Del resto, anche Boccioni, interventista e volontario in guerra, fu contrario alla retorica bellicista in arte, e lo scrisse. Contemporaneamente Notte si cimenta con le tavole parolibere, pubblicando tra l'altro su “L'Italia Futurista” (a. I, n° 7, 1º ottobre 1916, p. 3) Natura morta Venezia, che Paolo Buzzi, nell'articolo I giovani poeti e la guerra (“L'Italia Futurista”, a. I, n° 11, 1º dicembre 1916, p. 3) considera fra i migliori esempi di parole in libertà. Il suo antibellicismo non lo dispensa dalla chiamata alle armi. Margherita Sarfatti, in La fiaccola accesa (pubblicato nel 1919 ma redatto nel 1916), annotava: “La giovane generazione è al campo. Difende oggi con il fucile e con il cannone la gloria che verrà […] si chiamano Carpi, Carrà, Russolo, Sironi, Notte, Funi, Oppo, Spadini, Martini e molti altri”. Così, anche Notte sopporterà venti mesi di trincea, combattendo tra l'altro sul Carso, dove viene ferito. Ricoverato presso l'ospedale militare di Bologna, conosce e frequenta Giorgio Morandi. Tuttavia, la poetica di Notte futurista è sempre più legata all'osservazione della vita popolare. Il suo dinamismo plastico gli fornisce anzi l'ideale chiave formale per sottolineare che un mondo sta per concludersi, perché investito dal tornado della modernità, come si evince da tre suoi perduti dipinti futuristi di disastri ferroviari molto notati dalla critica dell'epoca, e ancor più dalla serie delle piazze, luoghi di incontro e di scambio per definizione. Tra queste Piazza Battistero a Firenze, il grande pannello Piazza, attualmente alla Pinacoteca Civica di Brescia, Piazza Mercatale e La strada bianca, acquistato dal Re Alla Mostra del Soldato del 1917 e primo quadro futurista entrato nella Collezione Savoia del Quirinale. Notte futurista, come Soffici, Rosai, Conti (che affettuosamente gli dedicherà la poesia Traiettoria con giardino nel suo volume “Imbottigliature”) e altri fiorentini, non sposa l'estetica della macchina, e quando dipinge oggetti meccanici, come la locomotiva, li interpretata in chiave catastrofica e pessimista. Così come è importante la notazione della sua tendenza a “raffreddare il futurismo nel cubismo”, annotata da Filippo De Pisis in un articolo del 1921 su Il Momento di Roma ed evidente in opere come La carrozzella del 1915, Vento e lavandaie e Girotondo del 1916, Facchino e donna, Carretto, Sterratori, L'aratro e Popolane del 1919, Ragazze sul prato a Milano del 1920, Cacciata di casa del 1920 (esposta alla XII Biennale di Venezia); tutti soggetti umili, che richiedono un attento equilibrio tra la rappresentazione del tempo ciclico della vita contadina e quello accelerato e instabile della civiltà meccanica che vi subentra. Non a caso questa posizione è rimarcata da Notte su “L'Italia Futurista” (a. II, n° 31, 21 ottobre 1917, p. 2) nel manifesto futurista Fondamento Lineare Geometrico, firmato con Lucio Venna. Sempre su “L'Italia Futurista” Notte pubblica in prima pagina il disegno Piazza d'Armi – Sintesi geometrica, (a. II, n° 36, 31 dicembre 1917, p. 1), proprio nello stesso numero dove compaiono i nomi ufficiali dei componenti del Gruppo Pittorico Futurista di Firenze: nell'ordine Baldessari, Conti, Ginna, Lega, i fratelli Vieri e Neri Nannetti, Notte, Rosai, Spina, Vènna e Settimelli.


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