Diocesi Di Urbania E Sant'angelo In Vado - Storia

Tiphernum Metaurense, l'odierna Sant'Angelo in Vado, fu sede vescovile già nell'antichità, scomparsa a causa delle distruzioni portate dai Goti nel VI secolo. Apparteneva certamente alla sede marchigiana Lucifero, episcopus Tifernis Metauris, che prese parte al sinodo riunito da papa Ilario nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma il 19 novembre 465, durante il quale fu interdetto ai vescovi in punto di morte di designare il proprio successore. A Tiphernum Metaurense viene poi attribuito un altro vescovo, Mario, che prese parte al sinodo romano convocato da papa Simmaco il 1º marzo 499 per eliminare alcuni abusi che si erano introdotti nell'elezione del vescovo di Roma. Questo vescovo tuttavia firma gli atti come episcopus ecclesiae Tifernatium, senza ulteriori specificazioni; potrebbe perciò appartenere anche alla sede omonima dell'Umbria, Tiphernum Tiberiacum, ossia Città di Castello.Il territorio delle due future diocesi appartenne a lungo all'arcidiocesi di Urbino. A partire dal XII secolo si costituirono alcune circoscrizioni ecclesiastiche indipendenti dai vescovi urbinati: la prelatura nullius dioecesis dei Santi Pietro e Paolo di Mercatello, che ottenne l'esenzione vescovile da papa Alessandro III nel 1180; l'abbazia nullius dioecesis di San Michele Arcangelo di Lamoli, risalente al VII secolo, documentata dal XIII secolo come esente dalla giurisdizione vescovile, data in commenda a partire dal 1422; l'abbazia benedettina di San Cristoforo del Ponte (VIII secolo) a Casteldurante, in commenda dal 1393, che ottenne lo status di nullius dioecesis da papa Bonifacio IX nel 1402; oltre Casteldurante, dall'abbazia dipendevano i castelli di Sant'Angelo in Vado e di Sassocorvaro. Tra i cardinali a cui fu data in commenda l'abbazia, si ricordano Bessarione e Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III.Il 18 febbraio 1636, su istanza del cardinale commendatario Francesco Barberini, con due bolle dal medesimo incipit Pro excellenti praeminentia, papa Urbano VIII eresse le città di Casteldurante e di Sant'Angelo in Vado in sedi diocesane, le unì aeque principaliter e le dichiarò suffraganee di Urbino. Contestualmente, la città di Casteldurante, per omaggio al pontefice che ne fece sede vescovile, cambiò nome in Urbania. La residenza vescovile, secondo le bolle d'erezione, spettava in alternanza a Sant'Angelo in Vado e a Urbania, con alternanza da un vescovo all'altro. Furono erette a cattedrali la chiesa dell'antica abbazia di San Cristoforo a Urbania, e la chiesa di San Michele Arcangelo a Sant'Angelo in Vado. Le due diocesi erano molto piccole: la diocesi di Urbania comprendeva Urbania e Sassocorvaro, mentre quella di Sant'Angelo in Vado la sola città episcopale. Per questo motivo, il 20 ottobre 1636, con il breve Cum nuper nos, Urbano VIII unì alla diocesi di Urbania la prelatura di Mercatello, e alla diocesi di Sant'Angelo in Vado l'abbazia di Lamoli, con le rispettive pertinenze. Primo vescovo delle diocesi unite fu Onorato Onorati (1636-1683). Di lui scrive Cappelletti: «Consacrò tutte le sue cure per porre in buon ordine lo stato delle due nuove cattedrali; piantò tre seminarii pei chierici di ambe le diocesi, in Urbania, in Vado e in Mercatello; visitò diligentemente il suo gregge; celebrò la solenne consacrazione della cattedrale di Urbania. A lui il vescovo di Rimini Marco Gallo affidò per qualche tempo l'amministrazione della propria diocesi…». All'Onorati si deve anche la celebrazione del primo sinodo diocesano nel 1637; fino al 1790 furono indetti nelle due diocesi altri sedici sinodi. L'ultimo sinodo delle diocesi unite fu celebrato dal vescovo Giovanni Capobianco nel 1959.Durante l'episcopato di Giovanni Vincenzo Castelli (1714-1736), fu ricostruita la cattedrale, che venne consacrata nel mese di ottobre del 1726, come ricorda la lapide esposta nella chiesa. Il vescovo Paolantonio Agostini Zamperoli (1779-1813) morì in esilio a Como per non aver prestato il giuramento preteso da Napoleone Bonaparte. «Numerosi erano i monasteri della diocesi di Urbania, tra i quali quello delle cappuccine in Mercatello, eretto nella casa ove il 27 dicembre 1660 nacque santa Veronica Giuliani, che, divenuta cappuccina in Città di Castello, vi morì il 9 luglio 1727». Mercatello aveva anche due antichi conventi francescani, quello di Santa Chiara (fondato nel 1224 circa) e quello di San Francesco, entrambi soppressi, il primo durante il periodo napoleonico, il secondo nel 1887. A Sant'Angelo in Vado sorgevano i conventi dei Servi di Maria, dei Conventuali, dei Minori, dei Cappuccini, quattro conventi di monache, numerose confraternite, oltre tre ospedali e il Monte di Pietà. A Urbania si trovavano conventi dei Conventuali, dei Minori, dei Cappuccini e dei Chierici Regolari Minori (Caracciolini), un monastero di benedettine e uno di clarisse.Alla morte del vescovo Giovanni Capobianco nel 1965, la diocesi fu data in amministrazione all'arcivescovo di Urbino Anacleto Cazzaniga, fino al 1977 quando Ugo Donato Bianchi fu nominato, con due nomine distinte, arcivescovo di Urbino e vescovo di Urbania e Sant'Angelo in Vado, unendo così in persona episcopi le tre sedi episcopali. Il 30 settembre 1986 in forza del decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi la diocesi di Urbania e Sant'Angelo in Vado e l'arcidiocesi di Urbino sono state unite con la formula plena unione e la circoscrizione ecclesiastica sorta dall'unione ha assunto il nome di Arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado.


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